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25/11/2008

Introduzione al Convegno al teatro olimpico in materia di ordinamento professionale, deontologia e cassa di previdenza.

INTRODUZIONE AL CONVEGNO DI DEONTOLOGIA, ORDINAMENTO PROFESSIONALE, PREVIDENZA ED ASSISTENZA FORENSE DEL 22 NOVEMBRE 2009


 


 


Buon giorno a tutti e benvenuti a questo incontro in materia di deontologia, ordinamento professionale, previdenza ed assistenza forense.


Vi porto i saluti dell’Associazione Nazionale Forense di Roma che insieme ad Avvocati per l’Europa ha organizzato questo convegno, con il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma ottimamente rappresentato oggi  dal  Presidente ed dal Vice - Presidente.


La mia introduzione sarà breve anche perché molti sono i relatori e già sono preannunciati degli interventi di due colleghi.


Però ugualmente voglio fare delle considerazioni ed anticipare dei temi su cui sicuramente si tornerà più diffusamente nel corso della mattinata.


Circa un anno fa ricordo che eravamo in una situazione simile, avendo  organizzato un convegno  sulla formazione permanente - in quella occasione analizzavamo il regolamento e la relazione del consiglio nazionale forense - ed in quella circostanza ebbi modo di esprimere qualche perplessità sulla necessità di conseguire i crediti nelle materie odierne, oltretutto obbligatori, per tutti gli avvocati, professori universitari compresi, su argomenti che non  possono certo considerarsi di vero e proprio aggiornamento.


Ebbene oggi, ad un anno di distanza, non riproporrei più quelle affermazioni in quanto, effettivamente, mi sono convinto della necessità non solo che l’avvocato debba essere aggiornato nelle materie  nelle quali esercita la sua attività professionale ma che è importante che sia padrone anche di argomenti come l’ordinamento professionale e la previdenza forense.


Che comprenda quale strumento indispensabile sia il primo, per regolare i rapporti con il cliente ed i colleghi e quanto altrettanto importante sia la conoscenza della previdenza ed assistenza forense, per orientare le scelte del proprio futuro.


Sono questi i confini del nostro mondo. Dobbiamo assolutamente conoscerli.


Il maggior approfondimento di questi argomenti ci consente oltretutto di plasmare al meglio quel modello di avvocato che il terzo millennio sembra richiederci; un professionista dinamico che operi a tutto tondo, buon conoscitore del suo mondo, perfettamente padrone di quegli strumenti che gli consentono l’esercizio della sua attività, regolamentati proprio dall’ordinamento professionale.


Ed è questo indiscutibilmente l’aspetto di più scottante attualità, la riforma dell’ordinamento professionale, che tutti ci auguriamo imminente. Ed è stato questo senza dubbio l’argomento più importante cui si è fatto riferimento, anche da parte del ministro della giustizia, al recente congresso dell’avvocatura italiana, il XXIX, tenutosi a Bologna la scorsa settimana.


Da tanti, troppi anni ormai, l’avvocatura si interroga per tracciare ed approvare la riforma del proprio ordinamento, fermo addirittura all’epoca repubblicana.


Infatti nello scorrere degli anni, particolarmente gli ultimi, i rilevantissimi mutamenti sociali nonché i fenomeni di liberalizzazione in atto, talvolta selvaggia, hanno reso manifesta l’urgenza per l’Avvocatura italiana di proporre essa stessa, con autorevolezza, una propria proposta politica per l’ammodernamento ordinamentale della professione.


A questa necessità di rinnovamento deve contrapporsi senza ritardi una moderna visione della professione, che al contempo ne elimini le antistoricità, modificandone le connotazioni superate, e ne renda manifesta la persistente utilità sociale, legittimandone l’esistenza.


Ci si deve interrogare, senza preconcetti, se la visione tradizionale della professione intellettuale, ove non posta a confronto con la realtà obiettiva di questo momento storico, non rischi oggi di essere addirittura fuorviante, propugnando caratteristiche, valori e principi che forse oggi non sono più sentiti come validi dagli appartenenti stessi alla comunità, o da larga parte di essi.


E se questo è il risultato della riflessione non possiamo continuare a  chiuderci a riccio nell’attesa e nella speranza che torni l’età aurea dell’avvocatura.


E da dove allora, se non dal nostro interno, prima che ci venga imposta dall’alto secondo uno schema che purtroppo di recente abbiamo già pagato sulla nostra pelle, deve venire  la riforma degli assetti della professione che è la vera scommessa da vincere, il banco di prova della reale capacità degli avvocati italiani, e di coloro che ambiscono a rappresentarli.


Chi meglio di noi, mi chiedo, potrà regolare, tanto per fare un esempio, un corretto accesso alla professione o disciplinare al meglio la composizione dei futuri consigli degli ordini, nonché l’esercizio da parte degli stessi del procedimento disciplinare.


Occorre però discuterne senza riserve mentali e senza posizioni precostituite ed anche di innovare fortemente, pur senza trascurare il rispetto di quei principi che debbono continuare a costituire il nucleo fondante attorno al quale ricostituire una comunità professionale oggi largamente variegata.


Circa un mese fa ho avuto il piacere di introdurre un interessante convegno che abbiamo organizzato alla sala del cenacolo e che aveva come tema l’accesso alla professione e la riforma dell’ ordinamento professionale. Hanno avuto in questo convegno una parte importante i politici, di entrambi gli schieramenti.


Devo dire però che ciò che mi ha più fatto riflettere sono state le parole del presidente Cassiani, grande protagonista di quella giornata.


Ero giunto a quell’incontro con delle certezze, che mi apparivano granitiche, su argomenti quali appunto l’accesso alla professione e la radicale modifica del procedimento disciplinare da parte dei consigli dell’ordine che non ho tardato a definire come vera e propria rivoluzione copernicana.


Eppure in quell’ambito ho riflettuto che forse il nostro presidente, quando invocava meno rigore per l’accesso, rispetto al testo licenziato dal Consiglio Nazionale Forense ed una mitigazione dell’attuale elaborato che prevede che la disciplina venga amministrata da un collegio di disciplina su base distrettuale, impedendo quindi all’ordine territoriale di procedere nei confronti del collega che l’ha votato, tanto per essere chiari, probabilmente non aveva tutti i torti.


E proprio quel convegno mi ha fatto riflettere su quanto importante sia il dialogo tra le diverse generazioni, quanto sia bella  l’audacia dei giovani unita al  senno delle persone mature!


Oggi occorre sicuramente una nuova legge regolatrice dell’ordinamento forense che si ponga l’obiettivo di coniugare la possibilità di uno sviluppo armonico e compatibile con quei principi che debbono continuare a reggere la professione, che favorisca la professionalità e la qualità della prestazione, che finalmente premi i meritevoli, consentendo ai giovani di emergere e di affermarsi a pieno titolo.


Siamo assolutamente consapevoli che stiamo vivendo un periodo di crisi non solo economica ma anche morale, di valori.


Siamo ugualmente certi, però, che il periodo non facile che ci  aspetta e che noi sapremo affrontare con coraggio richiede l’utilizzo di strumenti nuovi, finalmente adatti alla nostra attività.


Dobbiamo essere in grado di comprendere che se sapremo costruire, soprattutto in questo difficile frangente, forse non ci saremo sacrificati inutilmente e la ripresa sarà più rapida e forte.


Ci occorre quindi una corazza più funzionale ed agile, rispetto a quella inadeguata di oggi, che ci protegga meglio dalle sollecitazioni se non addirittura dalle aggressioni esterne.


Anche i consigli degli ordini - concordo in questo con il testo redatto dal consiglio nazionale forense e dall’organismo unitario dell’avvocatura - dovranno avere una nuova struttura, affinché sia più facile per chi vi opera all’interno, di giungere a dei risultati positivi, essendo così,  nel contempo, anche più vicini alle nostre esigenze.


Perché in realtà a ben vedere la tanto vituperata avvocatura, anche in assenza di strumenti ordinamentali moderni ed adeguati sta comunque operando coraggiose inversioni di tendenza: c’è infatti un chiaro ricambio generazionale ed una forte avvocatura giovane e femminile.


Vado a concludere. E’ bene quindi essere fermi e conservatori nei principi ma fortemente innovatori negli strumenti.


Con un’unica certezza, come opportunamente sostenuto dal Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura nel discorso di apertura al congresso nazionale dell’avvocatura di Bologna: non possiamo più affrontare e risolvere situazioni e problemi nuovi con regole e schemi vecchi!


 


 


           


 


 


 


 

 

 

 


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