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28/04/2009

CONVEGNO DI DEONTOLOGIA DEL 23/4/09 - I RAPPORTI CON I MAGISTRATI

Buon giorno a tutti.


Vi porto i saluti dell’Associazione Nazionale Forense della sede di Roma che è ben lieta di partecipare a questo incontro sicuramente foriero di buoni risultati.


Infatti si comincia a comprendere l’utilità di questi momenti che consentono di trattare argomenti interessanti, anche se non possono certo considerarsi di vero e proprio aggiornamento in senso tecnico.


Venendo al tema odierno, quello dei rapporti con i magistrati occorre dire che si tratta di un argomento vastissimo che imporrebbe analisi dettagliate. Ed invero, nella grande varietà di comportamenti del tutto lineari e corretti, compaiono di volta in volta atteggiamenti di prevaricazione, di sufficienza, di aperta critica, fino all’ingiuria ed alla diffamazione.


La migliore dottrina ci insegna che è bene dunque raccomandare il massimo rispetto reciproco, dovuto alle funzioni svolte; e così, ad esempio, è opportuno evitare confidenze eccessive o interventi diretti  e personali, per discutere di una causa in corso, senza la presenza di colleghi avversari.


Le ragioni che inducono a sostenere tale principio sono evidenti, e si riconnettono alla necessità di mantenere quanto più è possibile il distacco e l’imparzialità con gli organi giudicanti.


Il rapporto con il giudice può, infatti, diventare critico e l’occasione del ministero può essere motivo di spinta verso situazioni illegittime.


Si pensi alla “frode processuale” (art. 374 e 375 c.p.) o al “millantato credito”  (originariamente “vendita di fumo” ed oggi, forse più realisticamente, “acquisto di influenza”), che ricorre quando il patrocinatore, millantando credito presso il giudice od il pubblico ministero, “riceve o fa dare o promettere dal suo cliente, a sé o ad un terzo, denaro od altra utilità, con il pretesto di doversi procurare il favore del giudice o del pubblico ministero” (art. 382 c.p.)


E’ una ipotesi particolarmente grave poiché ha in sé gli elementi della truffa e della corruzione.


Si tratta fortunatamente di situazioni isolate, su cui non occorre insistere, mentre decisamente più frequente è il caso dei processi per diffamazione.


Purtroppo il percorso è quasi sempre lo stesso.


Il difensore subisce un atteggiamento di prevaricazione o di aperta critica in aula, si risente, giustamente ed appena giunto in studio redige una bella segnalazione al CSM.


Purtroppo sappiamo che la stragrande maggioranza di questi procedimenti viene archiviato ed allora il magistrato reagisce con una querela per diffamazione.


Fortunatamente, almeno quelle che mi sono capitate, sia per l’un verso che per l’altro si sono sempre risolte con chiarimenti tra le parti ma devo dire che non tutte raggiungono questa conclusione e oltre all’imbarazzo spesso piovono condanne a cospicui risarcimenti.


Il mio consiglio, pertanto, è quello di far passare la rabbia che non è mai una buona consigliera e poi rivolgersi per chiedere assistenza o alle associazioni o al Consiglio dell’Ordine.


In più casi ci è capitato di avere soddisfazione senza mettere a repentaglio il collega, mantenendone l’anonimato ed ottenendo un brusco cambiamento di comportamento del magistrato interessato.


In buona sostanza bisogna sempre impedire che il collega rimanga da solo e se la battaglia è giusta va combattuta insieme.


Questo è quanto ci insegna la dottrina e se vi prendesse la voglia di consultare i vari testi di deontologia, su questo aspetto specifico, concordereste con me che dovrei già interrompere la nostra chiacchierata in quanto non vi è null’altro da segnalare, relativo al momento strettamente processuale.


Invece ritengo, a titolo personale, che a livello più generale il rapporto con la magistratura rappresenti un passaggio assolutamente importante per l’avvocatura e che debba esulare dal momento strettamente processuale, nel senso che occorre collaborare con la parte migliore della magistratura per tentare di risolvere la drammatica sorte in cui è precipitata la giustizia.


Vorrei leggervi una breve frase di Piero Calamandrei che mi sembra assolutamente appropriata per introdurvi a quello che sto per dirvi: “Giudici ed Avvocati somigliano nel processo ad un sistema di vasi comunicanti: cultura e lealtà si mantengono costantemente per i giudici e gli avvocati allo stesso livello; si innalzano o calano per gli uni e per gli altri, in misura uguale e costante. I buoni giudici fanno i buoni avvocati e viceversa; i magistrati che disprezzano i difensori disprezzano se stessi; ma gli avvocati che non rispettano la dignità del magistrato offendono la dignità della propria toga”.


“ Il segreto della giustizia sta in una sua sempre maggiore umanità, in una vicinanza umana tra avvocati e giudici nella lotta comune contro il dolore; infatti il processo, e non solo quello penale, di per se è una pena, che i giudici ed avvocati devono abbreviare, rendendo giustizia”.


Queste frasi sono incredibilmente attuali, proprio perché viviamo, oltretutto, una situazione di crisi del comparto giustizia inenarrabile con prospettive che fanno pensare ad una inevitabile  bancarotta.


Inoltre chi frequenta quotidianamente le aule di giustizia si rende perfettamente conto che la crisi non è solo economica o di persistente penuria di personale ma è soprattutto una crisi di valori, una crisi morale.


Il migliore antidoto per scongiurarla è allora quello di unire le forze migliori di questo paese, prescindendo dai facili preconcetti legati alle logiche di appartenenza e di adottare quelle prassi virtuose che ci provengono da altri fori.


L’Associazione Nazionale Forense ha avuto l’onore di parlare per prima tra le altre associazioni, al XXIX Congresso Nazionale Forense di Bologna perché è quella più rappresentativa su scala nazionale e proprio questo ci consente di godere di un flusso circolare di informazioni che riceviamo da tutta Italia.


Sappiamo che in alcune città, anche senza soldi e stanziamenti, le cose funzionano meglio perché alcune prassi virtuose introdotte di comune accordo tra avvocati e magistrati riescono a risolvere importanti problemi pratici.


Da alcuni anni, nei fori più significativi, si sono costituiti, così, gli Osservatori civili e penali, aperti alla collaborazione di tutti gli operatori della giustizia.


Scopo dell’Osservatorio è creare un humus culturale comune tra avvocati, magistrati, personale delle cancellerie ed un reciproco dialogo teso a migliorare le condizioni disastrose e vergognose, in cui versa la giustizia nel nostro Paese, ed a fornire un piccolo contributo per una seria riforma dei processi.


Infatti qualunque riforma della giustizia rischia di essere un mero flatus vocis, se non sarà accompagnata in concreto da un nuovo costume giudiziario, da una reciproca comprensione fra avvocati, magistrati e personale delle cancellerie dei valori comuni, da una loro paritaria assunzione di responsabilità.


Scopo dell’iniziativa dell’Osservatorio è quindi quello di monitorare le prassi esistenti, individuare le problematiche e le possibili soluzioni, suggerendo le “prassi virtuose.”


L’Osservatorio si propone come un laboratorio nel quale i vari operatori del diritto - al di fuori di ogni logica di appartenenza e nella consapevolezza che la risposta alle gravi difficoltà di funzionamento della giustizia vada ricercata innanzi tutto attraverso la riaffermazione dei valori e dei principi  posti dalla costituzione, in particolare quelli di uguaglianza e del giusto processo -  si confrontano al fine di favorire  la razionalizzazione e la celerità del processo e di definire regole non vincolanti, ma ampiamente condivise tra magistrati, avvocati e personale di cancelleria, volta ad organizzare in maniera più rapida, efficace ed incisiva, l’amministrazione della giustizia nel territorio.


Anche a Roma, da circa cinque anni, sono sorti questi Osservatori che vedono la nostra associazione presente con le sue forze migliori, sia nel settore civile che in quello penale, perché siamo convinti dell’importanza di questo progetto e della possibilità che la prassi virtuosa, l’utilizzo intelligente e mirato delle limitate risorse, possa almeno in parte bilanciare il disastro provocato dall’improvvido taglio del bilancio sulla giustizia.


Ricordo, per chi non ne fosse a conoscenza, che il bilancio del 2009 subirà una decurtazione del 20%, quello del 2010 del 30% e quello del 2011 del 40%, con una riduzione complessiva del personale amministrativo dai 52.000 attuali ai 36.000 che si prevedono entro il 2011.


Se questa scelta scellerata verrà confermata nel corso degli anni, vi rendete perfettamente conto che l’amministrazione della giustizia diventerà un optional e la nostra stessa attività risulterà profondamente a rischio.


Occorre pertanto contrastare tale tendenza con tutte le iniziative idonee ma nell’immediato occorre aguzzare l’ingegno e ridurre, proprio con gli osservatori, gli sprechi ed impedire che il sistema giri a vuoto sforzandosi di farsi venire qualche idea che renda più facile il lavoro quotidiano agli avvocati, magistrati, e cancellieri.


Vi porto qualche esempio sull’attività dell’Osservatorio Penale di Roma al quale partecipo per conto dell’Associazione Nazionale Forense.


In primo luogo si è stipulato un protocollo sulla tenuta delle udienze che ha portato, essenzialmente, alla indicazione delle fasce orarie ed alla individuazione delle procedure standard da tenere in prima udienza, nella quale viene svolta una attività di filtro e non vengono sentiti testimoni.


Da ciò ne deriva un ausilio importante all’organizzazione della giornata dell’avvocato.


Il titolare di uno studio, ad esempio, quando nella stessa giornata ha più udienze può preparare comodamente, con il proprio sostituto, quelle di prima trattazione, inviando lo stesso in udienza in tutta tranquillità, sapendo che non verranno escussi i testimoni e dedicarsi, invece, con più attenzione, a quelle ove c’è istruttoria o discussione.


Un altro argomento importante sul quale stiamo lavorando, nel campo delle difese di ufficio, è quello di cercare di ottenere la liquidazione dell’onorario in udienza magari, per chi vuole, su parcelle standardizzate, un po’ come avviene al tribunale dei minori.


Immaginate che risparmio di tempo, soldi ed energie per gli avvocati, per i magistrati e per i cancellieri anche perché abbiamo verificato che una delle attività più lunghe ed impegnative per il magistrato è quella della liquidazione della parcella per l’attività di ufficio che spesso supera quella, che dovrebbe essere ben più assorbente, della stesura della motivazione della sentenza!


Ci stiamo premurando anche di giungere ad un miglioramento delle direttissime e nella riunione di lunedì scorso si è cominciato a riflettere, come stanno facendo in altri fori, sulla possibilità di evitare la fila al registro generale mediante un accesso informatizzato a cui  potrebbe seguire quello delle copie al 415 bis.


Insomma gli argomenti sono tantissimi ma quando lo spirito è positivo e quando metti insieme un cancelliere, un magistrato, un avvocato, un procuratore della repubblica è più facile capire dove può arenarsi una idea e quali sono i punti di maggiore criticità da risolvere.


Ed ancora recentemente ho informato l’Osservatorio dell’opera di convincimento che stiamo operando con tutte le sigle sindacali per far cessare lo sciopero bianco e tramutarlo in una grande manifestazione contro i tagli alla giustizia che penalizzano tutti, non solo le nostre cancellerie e probabilmente la prima data ove far conoscere questo nostro comune intendimento sarà la giornata per la giustizia del prossimo 5 maggio.


Venendo ora alle conclusioni sull’argomento che mi è stato assegnato, quello dei rapporti con i giudici, ritengo che esso costituisca un momento fondamentale per la vita professionale dell’avvocato non solo per il processo in se ma anche per il buon andamento della propria attività.


Occorre quindi essere ovviamente sempre rispettosi ma distinguere poi, come si fa con tutti, tra quelli che meritano la nostra collaborazione da quelli che non la meritano. Scegliere quelli a cui comunicare i nostri progetti, non perdendo invece tempo con coloro che non sono in grado di comprenderli, per limitazioni caratteriali o perchè inutili difensori della propria categoria.


Ora come allora è più che mai valido il discorso dei vasi comunicanti del Calamandrei, cultura e lealtà si mantengono costantemente per gli avvocati ed i giudici allo stesso livello…..


E mai come in questo momento vi è bisogno per gli uni degli altri e sprecare l’occasione di unire i migliori cervelli, facendosi influenzare da logiche preconcette, equivarrebbe a commettere un peccato mortale.


(Avv. Mario Scialla)


 Presidente ANF Roma


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

 

 

 


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